@foto di Giuditta Pellegrini, 2020

Nata nel 1982 e cresciuta a Roma, architetto, madre di tre figli, vive ora tra i boschi dell'Umbria.


Come ho iniziato il ricamo?

Durante il Covid, marzo 2020, i negozi erano chiusi e mi dovevo arrangiare con quello che avevo.

Casualmente in casa covavo due lenzulola di cotone antiche, bellissime e tanti rotoli di fili colorati.

Come nel museo delle cianfrusaglie ho ritrovato questi oggetti.


Qual’è il mio intento?


Mi piace l’idea di superare il linguaggio solitamente legato al ricamo con un linguaggio più minimal - architettonico. 

Faccio attenzione a non scivolare nel ricamo “carino”.


Cos’ è per me il ricamo?

Il ricamo richiede molta concentrazione, ma è anche molto rilassante, è come una meditazione. 

Ormai è diventato una necessità. Prima a mala pena sapevo cucire un bottone, ora sono sorpresa di me stessa.



Come penso di proseguire?

Mi piacerebbe continuare e un giorno poter coinvolgere altre donne nel ricamo, qui nell’Umbria ce ne sono ancora tante!

Qual'è il mio riferimento?

Tempo fa avevo ritratto per #UMBRA, Margherita Lazzi, della prima metà dell’800, Perugia,

“agopittrice, che sollevò il ricamo a tanta altezza da prender posto degnamente fra le arti belle”